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Il tubino nero attraversa la storia del XX secolo per approdare nel futuro

02.02.2017 14:32

Ne ho già parlato in precedenti post ma l’argomento è sempre di attualità come lo è il soggetto di cui si parla: il tubino nero.

Un abito per tutte. Come un abito per tutte, direte voi? Non sempre il nostro fisico ci permette di entrare in un vestito striminzito che mette in evidenza le forme del corpo. Il tubino per l’appunto! Ma un tubino non è SOLO un tubino nel senso proprio del termine.

In questo articolo vi mostrerò come si può trasformare in qualcos’altro.

Le sue caratteristiche

Attraverso i decenni si è adeguato ai tempi, mantenendo però il suo fascino: sempre nuovo eppure sempre diverso nella sua semplicità.

Tutti i grandi della moda si sono trovati di fronte alla sfida di cominciare da zero, di creare un tubino nero esprimendo il loro stile senza risultare banali.

Dritto, aderente, a tulipano, scollato, accollato, con le maniche, senza maniche   ma sempre con la stessa idea di base che l’ha portato al successo: un abito che veste tutte le donne, senza differenze di ceto, un abito per una moda di massa, di un colore assoluto, senza distrazioni, il nero.

                                               

                                                                                   

L’abito nero permette ad ogni donna di esprimere la propria personalità costruendo sopra di esso – come su una lavagna nera – la propria immagine. Questo avviene attraverso la scelta del taglio, del tessuto e degli ornamenti.

Protagonista nei decenni e non muore mai....

Negli anni ’50 sono le star di Hollywood a dare un’interpretazione sensuale al tubino nero che fascia il loro corpo e ne fa delle “dark ladies”, donne fatali che lo usano come un’arma letale.    

In Europa nello stesso periodo l’abito nero rappresenta invece l’esistenzialismo, l’inquietudine, il  tormento,  sdoganato nelle “caves” fumose di Parigi dalle cantanti francesi.

Sarà negli anni ’60 che il tubino nero diventa icona di stile, di grazia e di eleganza con Audrey Hepburn che lo indossa nel film “Colazione da Tiffany”. E’ ancora il “classico tubino nero” come tutte lo immaginiamo.

Nel ’68, la rivolta giovanile nei confronti del conformismo e l’esposizione sfacciata del corpo femminile come simbolo di libertà, mette all’angolo l’alta moda e il tubino nero che si deve ri-inventare .

Y.S.L e successivamente Gianni Versace negli anni ’90 reinterpreteranno l’abito nero secondo questi canoni: essenzialità nel mostrare il corpo della donna. Leggendario l’abito nero con l’inserto in pizzo che mette a nudo la schiena e parte del fondo schiena di Y.S.L e quello creato da Versace e indossato da Elizabeth Hurley i cui pezzi di stoffa sono tenuti insieme da spille da balia!

Karl Lagerfeld, chiamato a dirigere la “Maison Chanel” negli anni ’80, si prenderà la libertà di contaminare generi diversi e il suo abito nero diventa classico o neo-punk, sexy o austero, lineare o ricco di curve.

Gli stilisti Dolce e Gabbana con l’abito nero ritorneranno alle origini: alla Sicilia da cui proviene Domenico Dolce. Il “vestito alla siciliana” in tutte le sue varianti, sarà un successo clamoroso indossato da star dello spettacolo come Monica Bellucci e Madonna.

Credits: Dolce & Gabbana

Negli anni ’90 – periodo di crisi e di invasione dell’Iraq - il minimalismo fatto di linee semplici, quasi dimesse, si esprime perfettamente nel tubino nero che è per sua natura primitivo, essenziale e trova i suoi interpreti principali in Miuccia Prada e Jil Sander.

La stilista più originale e sperimentale ai giorni nostri è una giovane olandese – Iris Van Harpen – che ha presentato per la prima volta nella storia, un tubino nero realizzato con una stampante 3D, utilizzando materiali semplicemente impensabili per il mondo della moda. Una vera sfida creativa e tecnologica.

A distanza di quasi un secolo, il tubino nero  continua ad esistere grazie alla sua versatilità e si proietta nel futuro!  

Credits: Iris Van Harpen